Conselve
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CONTE ABATE FERDINANDO SUMAN

Nacque a Conselve nel 1805. Si fece sacerdote secolare ma visse quasi totalmente in privato, ospite precettore in Case signorili. Raggiunse notorietà e apprezzamento come pittore. Tante opere sue finirono in collezioni private.
In Conselve si possono ammirare i 14 grandi e pregevoli medaglioni, incastonati simmetricamente sul soffitto del Duomo, raffiguranti gli Evangelisti, alcuni Apostoli e Profeti dell'Antico Testamento.
In Padova lavorò alla decorazione della sagrestia della Basilica del Santo, nonché presso l'Istituto delle Suore Salesie di S. Croce.
Altri dipinti di rilievo si trovano nella chiesa arcipretale di Valdobbiadene.
Morì a Padova nel 1878.

 
ENRICO DA CONSELVE

Enrico da Conselve (non meglio identificato) studioso di lettere e di legge, laureatosi in diritto, aspirava più alla guerra che allo studio.
Partì come crociato con Ottone II, contro i Saraceni. Si distinse nella battaglia di Palermo (968), dove riuscì a controllare e uccidere uno dei comandanti saraceni, riportandone al campo la testa e le vesti.
Ritornò a Conselve suo paese, con grande gloria, ricco di ricompense, onori e con una stella azzurra aggiunta allo stemma.

 
GIOVANNI DA GAIBANA

La vecchia chiesa di Conselve, per generosità di Alberto Conti di Baone, ebbe rendite e terre tali da creare un patrimonio sufficiente per ben sette canonicati, con un ricavo annuo di 100 ducati ciascuno.
Il 28 novembre 1259, dopo la caduta di Ezzelino III, Giovanni da Gaibana della Cattedrale di Padova, dove era missionario e cantore passò a beneficiare della Collegiata di Conselve. Proveniva da Gaibana (Ferrara) dove era arciprete.
Non sappiamo se e per quanto sia rimasto a Conselve o se soltanto abbia goduto i vantaggi del canonicato, anche perché, qualche anno più tardi, il coro dei canonici di Conselve fu soppresso a causa dell'aria malsana e delle valli paludose.
Per certo è che, appena giunto a Padova, Giovanni pose mano al famoso Epistolario che porta il suo nome ed è rimasto, dopo sette secoli, intatto presso la Capitolare di Padova. Si tratta di un capolavoro di arte miniaturale, composto di 104 fogli di pergamena e di 24 meravigliose miniature di stile gotico bizantino.
Nel 1969, il Codice fu restaurato e rilegato dai monaci Benedettini di Praglia.
La conclusione dei critici è per un Giovanni da Gaibana calligrafo ("scriptor", come egli si firma) e non maestro delle miniature.
Morì a 73 anni nel 1294 e fu sepolto nel coro della Cattedrale. Lasciò in testamento, come atto di riconoscenza, 20 denari veneti per l'acquisto di un calice d'argento da riservarsi alla chiesa di Conselve.

 
I CONTI DA BAONE

Fu una gloriosa famiglia di Padova, proveniente (secondo il Salici che ne scrisse la storia) da Antenore, leggendario fondatore di Padova. In realtà discendeva dalla Germania, da un certo Alberto maniscalco, fatto Conte per aver ferrato i cavalli dell'Imperatore Federico.
Il racconto ci porta ad Inghelfredo Conti che, con Ottone II nel 963, combatté in Calabria contro i saraceni. Per questo ebbe l'investitura dei castelli di Baone, Conselve, Cartura ed altri. Morì ucciso in altra guerra. Aveva del sangue caldo, a quanto sembra e pochi capelli!
Suo figlio Alberto (nato nel 990) ebbe come figlio un altro Alberto, quel buono e pio uomo che, nel 1194, fece ricostruire la chiesa di S. Lorenzo, creandola juspatronato della sua casa.
Aveva molti beni a Conselve. Deve essere stato comunque un glorioso guerriero se riuscì ad uccidere il tiranno Pagano, liberando Padova e Speronella Delesmanini, rapita dal Pagano, e meritarsi il titolo di "Padre della Patria" e la carica di Console prima e poi di Podestà a Padova.
Ebbe un figlio (Albertino) e due figlie, di cui una sposò un Carrarese. I Conti erano tra le 200 famiglie aggregate alla nobiltà padovana da Enrico IV nel 1081.
Seguirono altri eredi ed altre vicende più o meno fauste fino all'ultima Conti, la Carolina, che morì nel 1827 a Conselve senza figli.
Iscrizioni varie si trovavano e si trovano in Conselve, a ricordo delle opere di bontà di questa famiglia che aveva per stemma uno scudo crociato, con due aquile e due barche, sormontato da corona e circondato da due rami di alloro.

 
I LAZARA

La storia racconta che Pietro Lancier, capitano di Re Lodovico IV di Francia, nel 948, sposò una certa Lazara (di nome), signora del castello di Conselve, dalla quale ebbe due figli: Giovanni e Leone che si cognominarono "Della Lazara", poi De Lazara e quindi Lazara (G. Rassino: "Genealogia dei Lazara").
Da allora, tutta una progenie di uomini illustri, per censo e per senno, si riversò, attraverso i secoli, alla ribalta della storia.
Uomo assai valente fu il giureconsulto Leone Lazara, che godette tale stima del Governo da essere inviato a reggere Feltre nel 1425, Brescia nel 1427, a Vicenza dal 1428 al 1436, ad Udine, a treviso, a Bergamo, a Verona negli anni successivi. Fu per 14 volte eletto Anziano e Deputato a Padova. Nel 1454 fu scelto tra i 12 correttori della riforma degli Statuti civici della Repubblica.
Nicolò I, nel 1405, entrò con l'esercito di Venezia in Padova e fu il primo Vicario di Conselve, sotto la Serenissima.
Nel 1413, lo stesso Nicolò I comperò dagli Zabarella la gastaldia di Palù e vi fece costruire un altro palazzo, detto castello perché recintato da mura merlate, con allevamento di cavalli e grande tenuta di caccia.
Giovanni I ebbe per madre una Foscarini di Venezia e nacque nel 1519. Divenne luogotenente generale della Repubblica di Venezia e, per aver vinto una giostra a Madrid, fu fatto Cavaliere di Spagna da Re Filippo, con stemma recante una torre d'oro in campo rosso.
Nel 1574 costruì la chiesa di Palù, con l'annesso convento degli eremiti Agostiniani. Nel 1578 istituì la Fiera di S. Agostino. Morì nel 1580 e fu sepolto nella Basilica del Santo.
Nicolò II, nato nel 1553, fu al servizio di Enrico III di Valois e, nel 1575, divenne Cavaliere del Gran Collare di S. Michele, con stemma recante gigli d'oro in campo azzurro.
Nel 1613, il Doge Marcantonio Memmo elevò a Contea la tenuta di Palù. Alla guerra di Lepanto, contro i turchi, partecipò Giovanni III figlio di Nicolò (nato nel 1603); ebbe da Venezia privilegi unici in tutto il padovano, come quello del "mero e misto impero" (potestà di vita e di morte sulla popolazione).
Il palazzo di Conselve fu restaurato e trasformato alla forma odierna nel 1640.
L'ultimo dei Lazara del ramo di Conselve, Nicolò III, morì nel 1860.

 
TODARO ANNIBALE

Nacque a Conselve nel 1828, da padre farmacista, proprietario della spezieria dell'Assunta che si trovava e si trova quasi di fronte al Duomo.
Divenne farmacista egli stesso. Sotto l'austriaco Regno Lombardo Veneto, tanta gente, nonostante le dure pene inflitte ai cospiratori, si radunava nella farmacia Todaro per programmare, in conformità alle sommosse delle altre città del Nord Italia.
Annibale, a 20 anni, si aggregò alla Guardia Nazionale di Venezia e si trovò impegnato nello storico assedio della città del 1849.
Caduta dopo 5 mesi Venezia, Annibale tornò a Conselve per passare ben presto a Polesella, lungo il Po, naturalmente a dirigervi una farmacia.
Qui, ai confini con lo Stato Pontificio, mantenne vivo il collegamento con il Comitato di Liberazione di Torino.
Con la morte del padre, nel 1863, ritornò a Conselve, prendendo parte attiva alla vita pubblica e rivestendo diverse cariche.

 

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